C’è un momento in cui il vino smette di essere soltanto un prodotto e diventa racconto, esperienza, territorio. È il Recovery Ritual di Mormora, il Metodo Classico Pas Dosé di Cantine Paololeo, che nelle acque cristalline dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo trova una cantina naturale capace di trasformare l’affinamento in un’esperienza unica nel panorama italiano.
Lo scorso 3 luglio il mare ha restituito le protagoniste di questo affascinante percorso: mille bottiglie dell’annata 2022, rimaste immerse per dodici mesi a circa trenta metri di profondità nel Mar Ionio. Un momento aperto per la prima volta al pubblico che ha richiamato istituzioni, operatori del settore, giornalisti, sommelier, wine lover e partner dell’azienda, trasformando il recupero delle bottiglie in un vero evento dedicato al territorio.
L’operazione, affidata a sommozzatori specializzati, ha segnato la conclusione della fase subacquea del progetto. Dal fondale sono riemerse le due gabbie che custodivano il lotto di bottiglie, riportando alla luce un Metodo Classico che ha trascorso un intero anno accompagnato esclusivamente dai ritmi della natura.
Mormora nasce da un’intuizione di Nicola Leo, enologo dell’azienda, che ha scelto di valorizzare due vitigni autoctoni pugliesi, Verdeca e Maresco, dando vita a un Metodo Classico Pas Dosé prodotto in edizione limitata. Il progetto rappresenta una delle espressioni più innovative della ricerca portata avanti da Cantine Paololeo, realtà guidata da Paolo Leo insieme alla sua famiglia.
L’azienda è stata la prima in Puglia a sperimentare l’affinamento del vino in mare, una pratica che sfrutta le particolari condizioni dell’ambiente marino per accompagnare la presa di spuma. Le correnti mantengono infatti i lieviti costantemente in sospensione, favorendo un’evoluzione naturale del vino e contribuendo allo sviluppo di un profilo organolettico elegante, con bollicine fini e una maturazione che, secondo l’esperienza maturata dall’azienda, risulta più rapida rispetto ai metodi tradizionali.
Ogni bottiglia racconta questa esperienza anche attraverso il proprio aspetto. Numerata, rifinita a mano e segnata dall’azione del mare, conserva sulla superficie le tracce dell’immersione, diventando un pezzo unico che porta con sé il fascino del tempo trascorso sott’acqua.
Ma il valore del progetto va oltre la sperimentazione enologica. Durante l’evento è stata infatti presentata anche la Mormora Experience, un format che amplia il concetto di visita in cantina trasformandolo in un’autentica esperienza di turismo esperienziale. I partecipanti possono assistere dal vivo al recupero delle bottiglie insieme ai subacquei e degustare il Metodo Classico immediatamente dopo l’emersione, vivendo in prima persona un momento che fino a oggi apparteneva esclusivamente al processo produttivo.
È proprio questa capacità di intrecciare vino, mare e territorio a rappresentare l’elemento più innovativo del progetto. Il Recovery Ritual diventa così molto più di una fase tecnica dell’affinamento: si trasforma in un rito collettivo che racconta l’identità della costa ionica salentina e contribuisce ad arricchire l’offerta turistica della destinazione con un’esperienza originale, autentica e profondamente legata al luogo.
In un turismo sempre più orientato verso esperienze immersive e identitarie, Mormora dimostra come anche il vino possa diventare uno strumento di valorizzazione del territorio. Il mare non è soltanto lo scenario dell’affinamento, ma il protagonista di un racconto che unisce innovazione, sostenibilità, cultura enologica e promozione della Puglia, trasformando ogni bottiglia in ambasciatrice di un territorio che continua a sorprendere.






















