Il leccese Maurizio Renna è il nuovo vicepresidente nazionale di FederTerziario.
L’elezione è avvenuta nelle scorse ore a Roma, nel corso del congresso nazionale organizzato nella capitale per i 30 anni della confederazione.
Da settembre 2020 ai verrtici della sezione leccese, Renna si è sempre distinto per impegno, dedizione e grande lavoro in favore del terriroio e sempre con uno sguardo rivolto al coinvolgimento di tutti gli attori principali interessati a costruire una rete operativa e virtuosa a tutti i livelli. <<Sono orgoglioso di far parte del nuovo Consiglio di Presidenza di Federterziario – la dichiarazione a caldo del neo Vicepresidente -. Dopo tanti anni di esperienza sia come consulente che come rappresentante di FederTerziario Lecce, adesso ho l’onore, e l’onere, di rappresentare anche FederTerziario a livello nazionale. L’obiettivo, adesso, è quello di continuare a far crescere l’associazione, dando continuinità a tutto il lavoro fatto nel corso dello scorso mandato. Un ringraziamento – conclude Maurizio Renna – va a tutta l’assemblea, che ha provveduto alla nomina del nuovo Consiglio, e quindi del Consiglio di Presidenza, e ovviamente al presidente, Nicola Patrizi e al segretario generale, Alessandro Franco>>.
L’assemblea è stata preceduta da un evento promosso da FederTerziario, con il patrocinio di FondItalia, dal titolo “La rappresentanza delle micro e piccole imprese e il ruolo delle associazioni”, e che si è sviluppato in due panel dedicati all’evoluzione del mercato del lavoro e rappresentanza delle imprese minori e nuova governance politiche di coesione e opportunità per le imprese alla presenza di attori istituzionali, esponenti governativi e parlamentari di primo piano. Un pomeriggio di lavori per coinvolgere tutte le parti in causa in una riflessione comune di fronte a processi che richiedono una stretta sinergia per costruire una strategia unitaria che includa anche uno sviluppo adeguato dei flussi di istruzione e formazione, nonché di rinnovamento delle Politiche attive. Il mercato del lavoro è sempre più dominato da nuove professionalità e con richiesta di competenze in continua evoluzione. Il ruolo di FederTerziario, in quanto corpo intermedio, costituisce un riferimento essenziale per micro e piccole imprese che devono essere accompagnate in questa delicata fase di transizione.
<<Abbiamo voluto offrire una lettura coordinata dell’attuale momento con vista sui prossimi anni – evidenzia Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario -, ragionando sulla necessità di combinare il ruolo dell’associazione, anche dal punto di vista delle relazioni industriali, con gli aspetti attuativi delle politiche economiche del governo, toccando anche il ruolo della Zona Economica Sociale che sarà una grande opportunità per le imprese. Servirà una Pubblica Amministrazione efficiente e capace, in grado di intercettare tempistiche ed esigenze anche nell’ottica del PNRR e delle Politiche di Coesione, perché si dovranno trasformare queste opportunità in risultati effettivi, a fronte di sfide ormai irrinunciabili a partire da un mercato del lavoro che richiede nuove professionalità ancora da formare e i dipendenti da
aggiornare>>.
La sfida che una Confederazione come FederTerziario ha già attivato da anni è proprio quella di ricalibrare il peso specifico delle imprese nell’ambito delle decisioni politiche, procedendo parallelamente in un accompagnamento quotidiano perché non tutti gli strumenti contrattuali si possono adattare a un tessuto così ampio e variegato che invece necessita di un’attenzione precisa.
<< Nel corso degli ultimi trent’anni – ha sottolineato Alessandro Franco, segretario generale di FederTerziario – il legislatore e la prassi amministrativa hanno utilizzato norme e circolari – ben 14 – per orientare l’applicazione dei CCNL ad un unico e solo sistema che ha soddisfatto le esigenze delle grandi aziende con sistemi di relazioni industriali ‘su misura’, che rinviano ai ‘contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative’. Il criterio della maggiore rappresentatività comparata non ha evidentemente funzionato, generando oltre un migliaio di CCNL, il doppio rispetto al 2012, con oltre la metà di lavoratori (54%) a cui sono applicati, secondo il CNEL, dei contratti scaduti. Occorre guardare – prosegue Franco – alla qualità e al contenuto della contrattazione collettiva anche perché i sistemi di rappresentanza delle imprese ‘minori’, almeno considerate tali in quanto poste ai margini del dibattito e dell’agenda politica negli ultimi decenni, vanno invece supportati e tutelati>>.




















