Addio a Gianfranco Lunetta, l’artista leccese che ha portato il Salento nel mondo

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LECCE – Si è spento il 1° luglio 2026 Gianfranco Lunetta, artista, creativo e organizzatore di eventi di fama internazionale. Aveva fatto della libertà espressiva il tratto distintivo della sua esistenza, attraversando mondi apparentemente lontani – dall’arte alla moda, dalla musica allo sport – con uno stile originale e spesso controcorrente.

La sua è stata una vita vissuta senza confini. Nato a Lecce, aveva costruito una carriera che lo aveva portato a lavorare tra Londra, Parigi, New York, Los Angeles, Calcutta e Milano, senza mai recidere il legame con la sua terra d’origine. Ed è proprio a Lecce che, negli ultimi anni, era tornato per raccontarsi attraverso la pittura, la forma d’arte che considerava la più autentica e personale.

La sua ultima grande testimonianza pubblica nel Salento era stata la mostra Gun Flags & Crazy Synapses, allestita negli spazi dell’ex Conservatorio Sant’Anna. Un’esposizione che rappresentava il manifesto della sua maturità artistica: opere intense, provocatorie, attraversate da una forte denuncia contro la guerra e contro il potere delle lobby delle armi. Tele nelle quali il colore e il simbolismo diventavano strumenti di riflessione più che di provocazione, lasciando sempre intravedere una possibilità di speranza.

Il professor Dario Evola aveva definito il suo linguaggio un “surrealismo cosmico”, un viaggio nei “pianeti della mente”, dove le sinapsi diventavano metafora della complessità dell’uomo contemporaneo. Un’arte che non giudicava, ma poneva interrogativi.

Prima di consacrarsi completamente alla pittura, Lunetta aveva costruito un percorso professionale unico. Organizzatore di grandi concerti internazionali, lavorò con artisti del calibro di Ray Charles, Rolling Stones e Rod Stewart. Nel 1986, insieme al suo storico socio Riccardo Gay, ideò Miss Photo USSR, il primo concorso di bellezza nella storia dell’allora Unione Sovietica. In piena Guerra Fredda l’iniziativa raccolse oltre 108 mila candidature, diventando un simbolo di apertura culturale in un periodo segnato dalle tensioni tra Est e Ovest.

Nello stesso anno diede vita a Challenges of Plastic, laboratorio creativo che per oltre vent’anni fu considerato uno dei più autorevoli osservatori internazionali dedicati ai giovani talenti della moda, influenzando stilisti e tendenze ben prima che diventassero patrimonio del grande pubblico.

La sua firma è rimasta impressa anche nella storia dello sport italiano. Nel 1990, insieme a Riccardo Gay, curò la cerimonia inaugurale dei Mondiali di calcio di Italia ’90 allo stadio San Siro, uno degli eventi televisivi più spettacolari mai realizzati nel nostro Paese. Quel lavoro gli valse l’inserimento, da parte della stampa anglosassone e americana, tra i venti migliori direttori artistici del mondo nel settore dei grandi eventi.

Fu inoltre consulente della Camera Nazionale della Moda Italiana per il marketing strategico e collaboratore del settimanale L’Espresso. Nel 1991 ricevette a New York una Laurea Honoris Causa in Filosofia, mentre nel 1992 venne insignito della Croce di Cavaliere di Malta per meriti umanitari.

Ma oltre ai riconoscimenti internazionali, resta soprattutto l’immagine di un uomo che ha sempre cercato di anticipare i tempi, trasformando ogni progetto in un laboratorio di idee. Le sue intuizioni hanno spesso preceduto le tendenze, contribuendo a innovare il modo di concepire eventi, comunicazione e arte.

Dopo aver girato il mondo, Gianfranco Lunetta aveva scelto di tornare nella sua Lecce, la città da cui tutto era iniziato. Qui aveva ritrovato il silenzio necessario per dipingere e continuare a interrogarsi sul destino dell’uomo, affidando alle sue tele il compito di parlare al posto delle parole.

Con la sua scomparsa il panorama culturale italiano perde una figura difficilmente catalogabile, capace di muoversi con naturalezza tra discipline diverse senza rinunciare alla propria identità. Lecce perde uno dei suoi figli più visionari; l’arte italiana un interprete libero, che ha fatto della creatività e della ricerca continua la cifra della propria esistenza.