L’inizio di un anno accademico è sempre emozionante, non solo per le matricole e gli studenti, ma anche per i professori e per chi da quelle aule, da quei corridoi, ha trascorso gli anni della giovinezza.
Oggi, al centro congressi del complesso Ecotekne, per la 69ª volta, si è celebrato l’inizio di un nuovo anno di lezioni, speranze e scoperte. Lo si è fatto alla presenza delle autorità civili e militari, delle massime cariche dell’Università, dei rappresentanti degli studenti, del Magnifico Rettore Fabio Pollice e dei Magnifici Rettori di altri Atenei che da tutta Italia, sono arrivai a Lecce per prendere parte alla celebrazione, allietata dagli interventi musicali del Coro polifonico dell’Università.
Una festa, senza ombra di dubbio, ma come è nello spirito dell’Università, che forma persone, prima ancora che professionisti, gli interventi hanno preso spunto da una situazione socio politica che a livello globale, oggi come oggi, lascia poco spazio alla speranza.
Il tema da cui sono partite le riflessioni dei relatori è stato “I disagi della civiltà”.
La prima a prender la parola è stata Diletta De Pascali, Presidente del Consiglio degli Studenti, che così ha salutato i presenti: “Ansia, stress, angoscia: stati d’animo comuni che pervadono ogni ambiente delle vite di ciascuno e ciascuna di noi. I tristi avvenimenti politici e sociali che abbiamo affrontato negli ultimi anni, dalla pandemia alla guerra in medio oriente, contribuiscono ad alimentare contesti di disagio tra i nostri coetanei, facendo emergere in modo plastico la sensazione di solitudine e incertezza del futuro dell’individuo.” E ha continuato, denunciando la condizione precaria in cui giovani laureati si trovano nel momento in cui cercano di affacciarsi al mondo del lavoro: “Continuiamo a dover subire ricatti occupazionali, a dover accettare lavori stagionali, molto spesso definibili sfruttamento mascherato, con paghe orarie fin troppo basse, turni giornalieri ben oltre quelli sanciti dal contratto e forme contrattuali non sempre presenti.”
Diletta De Pascali ha inoltre posto l’accento su come in Italia, formazione, istruzione e ricerca non siano una priorità e non vengano messe al centro delle politiche di Governo e su come l’eco Ansia sia un fenomeno fortemente in aumento tra i giovani e le giovani.
Per poi concludere: “Non possiamo, come componente studentesca universitaria, esimerci dal rifiutare la continua e tossica narrazione sulle donne, dal condannare le reiterate violenze che subiamo in ogni contesto della nostra vita. Molestie, abusi, stupri, differenze salariali, ricatti occupazionali, costante ruolo di cura, stereotipi in ogni contesto sociale, impossibilità di scegliere per il nostro corpo.”
A seguire è intervenuta Alberica Brancasi Rappresentante degli Studenti di Dottorato in Senato Accademico, che ha segnalato la precaria condizione in cui versano coloro che decidono di scommettere sulla ricerca universitaria come strada per il futuro, ma anche gli evidenti deficit di una manovra di governo che ha tagliato le gambe alla formazione: “Un sistema che discrimina deliberatamente anche un’intera istituzione, quale è l’università, con la mancanza di investimenti strutturali che tenga dentro le soluzioni sollecitate, investimenti che non bisogna scegliere se destinare a studenti, personale tecnico-amministrativo, o professori. La direzione può essere solo tenere dentro tutti, senza lasciare indietro nessuno. Lasciare indietro qualcuno significa, quindi, nel nostro caso, ignorare i disagi di dottorandi e dottorande, post doc e precari della ricerca, anche per quanto riguarda il benessere psicologico. Dall’indagine sullo stato del dottorato che la mia associazione, ADI, ha condotto nello scorso anno, emerge una sola risposta: non stiamo bene.”
Anche Francesca Gigante, Presidente della Consulta PTA, ha parlato del disagio che colpisce questi tempi: “E sulla parola disagio che vorrei soffermarmi, nella doppia accezione di sensazione e di condizione emotiva e sociale. Siamo una società perennemente a disagio e tormentata. Ci sentiamo a disagio come donne e come uomini incapaci di combattere e di prevenire la violenza di genere, violenza che continua a raccontare le storie spezzate di Giulia, Klodiana, Concetta, di Rosa d’Ascenzo, prima vittima del 2024 della pandemia di femminicidio. Ci sentiamo a disagio come donne e come uomini per la violenza di tutte le guerre, di questa terza guerra mondiale a pezzi del 2023, del diritto internazionale non applicato, di un’Unione Europea che non è all’altezza della sua responsabilità politica e morale, di tutti gli Stati che continuano a chiudere un occhio sui genocidi di cui non è opportuno parlare. Come quello in atto a Gaza, una crisi umanitaria senza precedenti. Ci sentiamo a disagio per le bambine e bambini, vittime di guerra di serie A e di serie B, che non hanno pari dignità, per le famiglie distrutte con la stessa ferocia ma che ci provocano sentimenti differenti. Ci sentiamo a disagio come madri e come padri che fanno parte di una società incapace di sostenere i propri figli, di capire fino in fondo le loro fragilità, noi genitori ambiziosi e desiderosi di una perfezione mai imperfettibile, loro, figlie e figli che conoscono una forma insidiosa di protesta, la solitudine emotiva, schiacciata da un solipsismo digitale. A disagio ci sentiamo come insegnanti, e dirigenti di una scuola incapace a volte di arginare le fragilità e il vuoto emotivo dei ragazzi, e di risvegliare interesse e passione. La scuola che comunque deve essere sostenuta SEMPRE da tutte e tutti noi perché resta, insieme alla famiglia, il nucleo educativo principale, perno fondamentale nella costruzione dell’identità, dell’autostima e della partecipazione sociale delle nostre figlie e dei nostri figli.” E ha poi puntato l’attenzione sul mondo accademico: “Anche noi come componenti della Consulta del personale tecnico-amministrativo ci sentiamo a disagio per tutto quello che avremmo voluto fare. Purtroppo la Consulta nasce come organo collegiale con mere funzioni consultive e di proposta, sprovvisto di competenze gestionali e di un budget utile a realizzare progetti concreti. Nonostante sia in corso la costituzione della prima rete nazionale delle Consulte del Personale tecnico amministrativo delle Università italiane, apprendiamo con rammarico che non tutti gli Atenei hanno ritenuto di riconoscere la Consulta come organo istituzionale. Anche tale decisione è perfettamente in linea con la politica intrapresa dai vari Governi in cui noi lavoratrici e lavoratori siamo solo componenti marginali a cui non riconoscere una voce, una priorità, un valore. Come marginale è il nostro peso nell’importante appuntamento elettorale del Rettore, la massima carica istituzionale dell’Università, dove per esprimere un voto sono necessari tra i quattro e i cinque votanti del personale tecnico-amministrativo.”
A fare il punto della situazione è intervenuto quindi il Direttore Generale Donato De Benedetto, che alla platea ha detto: “Nell’anno appena trascorso abbiamo proseguito il percorso di crescita e di rafforzamento economico-finanziario: sono cresciuti i finanziamenti fino ad arrivare a superare 100 milioni di euro di parco progetti gestito ed è ulteriormente migliorato il nostro posizionamento nella valutazione CENSIS che, peraltro, conferma il primo posto di UniSalento in Italia nella Sottocategoria Servizi tra gli Atenei medi. Abbiamo valorizzato la spinta verso l’internazionalizzazione considerando la diversità sempre ricchezza e, per questo, ci siamo impegnati ad accrescere le collaborazioni con i Paesi esteri per accogliere i loro studenti più promettenti. In questa direzione abbiamo promosso programmi volti a consentire l’accesso a studentesse e studenti di prima generazione con grandi capacità e motivazione; in questa direzione siamo giunti alla terza edizione del bando Unisalento4Talents e saremo stabilmente impegnati a partecipare al bando UNICORE per accogliere studenti provenienti da aree più povere e da paesi con instabilità politica; in questa direzione abbiamo dato accoglienza a studentesse e studenti provenienti dalle zone di guerra come l’Ucraina. Frequentare UniSalento, ci auguriamo, cambierà la loro vita, rendendoli pronti ad affrontare le sfide del futuro. Abbiamo approvato il Piano di sostenibilità d’Ateneo e la sostenibilità è un imperativo globale che richiede azioni concrete, soluzioni innovative e un cambiamento significativo nelle pratiche quotidiane.
Già nel 2023 abbiamo esteso e ristrutturato i luoghi della didattica, abbiamo introdotto un nuovo e articolato sistema contributivo a tutela degli studenti internazionali, degli studenti atleti, degli studenti detenuti, degli studenti ultrasessantacinquenni e degli studenti dipendenti pubblici, abbiamo sostenuto il contributo affitti, con il CUS e i Corsi di laurea di area sportiva, abbiamo diffuso l’importanza della cultura e della pratica dello sport per la promozione del benessere psico-fisico di ciascun individuo, con la Community Library abbiamo proseguito l’esperienza di spazi polifunzionali e aperti alle esigenze di studio e di socialità manifestate dagli studenti, con il Presidio sanitario UniSalento abbiamo messo a sistema la promozione della salute e del benessere dell’intera comunità accademica, con i Servizi per l’Integrazione abbiamo sostenuto la partecipazione degli studenti con disabilità e disturbi dell’apprendimento con azioni volte a garantire una piena accessibilità alle attività didattiche e agli spazi studio e per la socialità. Ritengo che gli obiettivi del 2023 siano stati raggiunti e rappresentano un gran risultato, frutto corale di moltissimi tra docenti, personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, organizzazioni sindacali, associazioni studentesche e tutta la popolazione studentesca.” E ha concluso: “È con l’impegno di tutti, in effetti, che possiamo mirare a questi risultati, sono questi gli obiettivi per cui lavorare e continuare a creare occasioni di crescita, per trasmettere fiducia e consolidare il prestigio di UniSalento e così far crescere il numero di coloro che Ci scelgono.”
Infine, prima di lasciare il palco al filosofo Umberto Galimberti, il Rettore Fabio Pollice ha preso la parola per dare il suo personale augurio a tutti gli studenti: “L’inaugurazione dell’anno accademico è come sempre momento di bilanci e quello dell’anno appena trascorso appare estremamente positivo, tanto per le azioni realizzate e i risultati raggiunti, quanto per le iniziative in itinere che fanno della nostra istituzione una realtà dinamica e innovativa, in grado di anticipare il cambiamento con un comportamento marcatamente proattivo.
Un Ateneo come il nostro può davvero dare un contributo concreto alla causa della sostenibilità, agendo su diversi livelli in maniera coordinata e convergente. Infatti, l’Università può riorientare – come concretamente ha fatto nel corso degli ultimi anni – la propria offerta didattica, creando percorsi di studio che vadano a formare competenze in grado di realizzare la transizione ecologica degli attori pubblici e privati; può promuovere iniziative formative mirate, volte a riconvertire quanti già operano all’interno del mercato del lavoro.
Sul piano della Didattica non possiamo non segnalare l’ampliamento dell’offerta formativa che conta attualmente 73 percorsi universitari, tra triennale e magistrali; un record assoluto per il nostro Ateneo, una grande opportunità per il territorio. Un’offerta ampia e diversificata che va a intercettare la domanda di professionalità che viene dal mercato nazionale e internazionale, con un’attenzione particolare per le esigenze occupazionali espresse dal sistema economico-produttivo della Terra d’Otranto; un sistema con il quale si è instaurato in questi anni un solido rapporto di collaborazione che ha mostrato la sua efficacia anche con riferimento alla costruzione dell’offerta formativa.” E a proposito del disagio ha detto: “Ciò che stupisce non è che cresca il disagio giovanile, ma che non si faccia nulla per ridurlo; che non vi sia un chiaro impegno politico a operare in questa direzione. Potremmo dire, al contrario, che negli ultimi anni la politica si è mossa in direzione opposta, andando ad acuìre questo disagio. Se, come istituzione universitaria, il nostro obiettivo non è solo quello di formare competenze, ma anche e soprattutto quello di formare persone che con la loro professionalità, con il loro impegno, con la loro passione siano in grado di realizzare un nuovo modello di società, rispettando pienamente i valori della nostra democrazia, allora dobbiamo costruire l’esperienza universitaria come una grande avventura collettiva, capace di riconoscere i disagi e di adoperarsi per risolverne le cause. Come Ateneo e come sistema universitario dobbiamo tornare ad essere quel faro culturale, quel presidio di civiltà che indicai oltre quattro anni fa, ad inizio del mio mandato, come uno degli obiettivi strategici del nostro Ateneo. Dobbiamo impegnarci in questa direzione e lo dobbiamo fare per nostri studenti, per le nostre studentesse, per quanti ripongono la loro fiducia nella nostra istituzione, per l’intera comunità territoriale di cui ci sentiamo orgogliosamente parte. Continueremo a lavorare per riscattare questa terra dalle sue condizioni di marginalità economica, per mettere in valore il suo incredibile potenziale, per migliorare, come ho detto in apertura, il benessere sostenibile di chi la abita: un popolo splendido che è la vera risorsa sulla quale costruire insieme un futuro di pace e di prosperità. Con questo impegno, con questa prospettiva, dichiaro aperto il 69° anno accademico dell’Università del Salento!”
L’Anno Accademico prende così il via. L’auguro è che il 204 porti nuove consapevolezze e dia a tutti, docenti e studenti, il coraggio di continuare a prendere posizione in nome della libertà della cultura.















