Le tradizioni del Carnevale salentino: Lu Titoru di Gallipoli

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Carnevale di Gallipoli - panoramio - Luca Margheriti

Testo di Claudia Forcignanò

Terra di riti e tradizioni, il Salento regala a cittadini e turisti un inverno di appuntamenti che trasformano il territorio in un contenitore di eventi e cultura.

Se gennaio è il mese delle fòcare infatti, febbraio è il mese dedicato al Carnevale, declinato in tutte le sue sfaccettature, dall’enogastronomia alle sfilate con i carri allegorici.

A Gallipoli, in particolar modo, la ricorrenza è particolarmente sentita, la prima edizione infatti, risale agli Anni ‘40 e i festeggiamenti prendono il via dal 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate con l’accensione della fòcara e procedono con un fitto calendario fino all’ultima domenica di Carnevale e al Martedì Grasso, quando per le vie del centro sfilano i carri allegorici in un tripudio di musica e divertimento per tutte le età.

Quest’anno il Carnevale di Gallipoli festeggia l’83ª edizione e come sempre protagonista, è Lu Titoru, maschera tipica, che rappresenta il giovane Teodoro, che tornato dal militare, chiese alla madre di prepararli il suo piatto preferito, le polpette. La storia finisce con la tragica morte di Teodoro, causata da indigestione (o da una polpetta andata di traverso, a seconda delle versioni).

Il defunto Titoru, rappresentato da un fantoccio, col volto dipinto di giallo e di rosso, viene portato in processione e pianto dalle prefiche, rappresentate da ragazzi vestiti da anziane donne penitenti, e dalla madre, conosciuta come Caremma, figura allegorica dell’imminente Quaresima.

Il corteo funebre si muove per le vie di Gallipoli urlante e piangente, le prefiche mostrano il volto bianco di farina e tra le mani portano un fuso mentre si battono il petto disperate per la dipartita del buon Titoru, adagiato su un fastoso carro che la tradizione vuole che venga bruciato in un gigantesco rogo.

Alcune leggende narrano che al rogo seguisse un sabba a cui prendevano parte streghe che ballavano al ritmo di musiche ancestrali celebrando la loro comunione con la Madre Terra.

Da un punto di vista più terreno, semplicemente la morte di Titoru, segna la fine dell’inverno, ma anche un plateale smascheramento degli eccessi portati dai bagordi carnevaleschi, fatti di danze sfrenate, scherzi, abbuffate, a scapito della miseria generale.

La spensieratezza del Carnevale è effimera, non si può vivere di soli festeggiamenti e la morte di Titoru è lì a perenne ricordo, pronto a farsi carico dei peccati comuni e ad affrontare il pubblico giudizio con l’inevitabile sentenza di morte, certi di una rinascita al tiepido sole di un’imminente primavera e per i credenti, della Resurrezione a nuova vita.

Foto Carnevale di Gallipoli – panoramico – Luca Margheriti