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sabato, Agosto 1, 2026
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In Puglia ci si prende cura della pietra leccese con il latte

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Di Pierandrea Fanigliulo

A Lecce tutto parte dalla pietra. Non una pietra qualunque, ma quella leccese, la calcarenite chiara e morbida che da secoli modella il volto del Salento e ne custodisce la storia. È la base su cui si fonda un vero e proprio distretto artigiano, vivo e operoso, che ancora oggi mantiene in vita l’arte di estrarre, scolpire e restaurare questo materiale unico.

Dalle cave a cielo aperto di Cursi, Corigliano d’Otranto, Maglie, Melpignano e Lecce sono usciti i blocchi che hanno dato forma ai capolavori del barocco salentino. È con questa pietra che sono stati costruiti il Palazzo dei Celestini, la maestosa facciata della Basilica di Santa Croce e l’intero complesso di Piazza Duomo. Opere che raccontano secoli di arte, devozione e maestria, scolpite in una materia viva che si lascia modellare con facilità, ma che richiede attenzione e cura costante.

Proprio la sua grande lavorabilità, infatti, è anche la sua fragilità. La pietra leccese è porosa, sensibile all’umidità, allo smog e al tempo che scorre sulle superfici scolpite. Per proteggerla, i maestri restauratori e gli artigiani locali ricorrono da sempre a un rimedio tanto semplice quanto efficace: il latte di calce.

Non si tratta di latte alimentare, ma di una miscela naturale che viene stesa a pennello sulle facciate. Serve a uniformare i colori, a ridurre la capacità di assorbire l’acqua e, soprattutto, a preservare la traspirazione del materiale. La calce, infatti, dialoga con la pietra: non la soffoca, ma la lascia respirare, mantenendo intatta la sua bellezza e la sua luminosità.

Intorno a questa materia viva si è sviluppato nel tempo un sistema di conoscenze e luoghi dedicati. A Cursi, ad esempio, sorge l’Ecomuseo della Pietra Leccese, che racconta il legame secolare tra l’uomo, le cave e il paesaggio. Nei laboratori artigianali del territorio, invece, si tramandano le tecniche di lavorazione e di restauro, dove scalpelli e mani esperte trasformano la roccia in cornici, capitelli, balconi e decorazioni che continuano ad arricchire la città.

In dialetto, la pietra viene chiamata leccisu, la “pietra gentile”: un termine che racchiude tutta la delicatezza e l’eleganza di un materiale che ha saputo coniugare tradizione e sostenibilità. È una pietra che non si limita a costruire, ma che insegna a conservare, con rispetto e misura.

La pietra leccese, oggi come ieri, è l’emblema della città: una materia che respira, che si rigenera, che racconta l’identità profonda di Lecce. Grazie al latte di calce e al sapere dei maestri del territorio, la città continua a splendere nella sua autenticità, mantenendo intatto quel fascino senza tempo che la rende un gioiello d’arte e di memoria.