Il Festival del Cinema Europeo di Lecce, giunto alla sua ventiseiesima edizione e attualmente in corso, rende omaggio a Lars von Trier con una retrospettiva dei suoi film più significativi e con l’assegnazione dell’Ulivo d’Oro alla Carriera, riconoscimento destinato ai grandi maestri del cinema europeo. Il regista danese, che non ha potuto prendere parte alla conferenza stampa a lui dedicata, è stato rappresentato da Louise Vesth, produttrice di Zentropa, che ha dichiarato: «Come sapete, a Lars von Trier è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. L’ho incontrato la scorsa settimana e, nonostante tutto, era di ottimo umore».
Vesth ha poi anticipato alcuni dettagli sui progetti futuri del regista: «Lars sta lavorando al suo ultimo progetto, After. Non riesce più a dedicarsi al lavoro per un’intera giornata come un tempo, ma posso dire con certezza che il progetto è in continua evoluzione. Stiamo inoltre valutando un’iniziativa monumentale: Lars vuole condividere con il pubblico tutto il patrimonio di conoscenze e di visioni maturate negli anni. Si tratta di un’impresa colossale, una sorta di enciclopedia del cinema e dell’arte articolata in 100 episodi, in cui riverserà tutto il suo sapere, includendo materiali d’archivio e molto altro, per offrire uno sguardo profondo sul suo universo creativo».
La produttrice ha spiegato che lavorare con Lars von Trier è sorprendentemente semplice: il regista non teme né regole né limiti di budget e riesce sempre a trovare soluzioni alternative a qualsiasi ostacolo. Ha sottolineato inoltre la sua grande lucidità creativa, osservando come von Trier abbia sempre chiaro ciò che vuole. Per questo, secondo lei, nessun produttore dovrebbe dirgli cosa fare; il suo ruolo è quello di precederlo di un passo, rimuovendo vincoli e difficoltà, così da garantirgli la piena libertà artistica e politica.
In chiusura di conferenza ha letto un lungo messaggio che Lars von Trier ha inviato al Festival del Cinema Europeo: «Desidero ringraziare il Festival del Cinema Europeo di Lecce per questo premio. Per me ha un grande valore: significa che i miei film continuano a raggiungere molte persone. Da giovane ho frequentato l’università e le scuole di cinema, e ho visto moltissimi film. A un certo punto, però, ho deciso di smettere di guardare opere recenti. I film del passato mi andavano bene, ma da una certa data in poi – difficile da definire esattamente – ho scelto di non vedere più le nuove produzioni. Ho spiegato questa decisione con la metafora dell’isola: immaginate un esploratore incaricato di attraversarla seguendo una linea retta, verso Nord-Est. La precisione è essenziale. I suoi dati perderebbero valore, persino diventerebbero dannosi, se deviasse perché attratto da qualcosa che vede verso Sud-Ovest. Così, come uno chef che deve preservare il proprio senso del gusto, ho evitato i film nuovi per non esserne influenzato. Devo però ammettere di aver ceduto qualche volta. Il rischio è quello di essere stimolato da idee che non appartengono al mio percorso. Ho cercato comunque di mantenere la disciplina. Ricevere questo premio mi rende felice, perché mi dà la speranza di non aver del tutto fallito nel mio lungo viaggio. Grazie, Lars».
La retrospettiva che il Festival del Cinema Europeo 2025 dedica a Lars von Trier comprende: L’elemento del crimine (1984), Epidemic (1987), Europa (1991), Le onde del destino (1996), Dancer in the Dark (2000), Dogville (2003), Melancholia (2011), Nymphomaniac Vol. I e II (2013) e La casa di Jack (2018).

















