Sushi al miele, birra al miele, candele profumate da modellare con le proprie mani, degustazioni guidate, musica dal vivo e dj set. Questo, in sintesi, “Le Vie del Miele”, l’evento più atteso del BluFestival che, il prossimo weekend (sabato 6 e domenica 7 settembre), trasformerà Melendugno (Le) in un alveare pulsante di creatività, sapori e cultura.
Dietro questa festa c’è una storia antica, quasi leggendaria. Il nome stesso di Melendugno è un inno al miele: deriva dal latino mele duco, “porto-produco il miele”. Un’eredità che affonda le radici in un tempo lontano, quando il miele era non solo dolcezza ma anche medicina, offerta sacra agli dèi e moneta preziosa. Da allora, il paese è cresciuto con questa identità, tanto da diventare “città del miele” per vocazione e destino, un luogo in cui l’arte dell’apicoltura non è mestiere, ma atto d’amore verso la natura.
«Melendugno vanta una tradizione antichissima – ricorda il sindaco Maurizio Cisternino – e noi vogliamo custodirla e rilanciarla, perché fa parte del nostro DNA».
Non è un caso che gli apicoltori locali, riuniti nell’Associazione di Melendugno e Borgagne, continuino con passione a produrre un miele dal marchio De.Co., espressione pura del territorio, pronto a farsi scoprire e gustare anche ben oltre i confini salentini.
Sono tante le novità legate all’evento 2025, a partire dalla location. Quest’anno, infatti, la festa cambia casa e si sposta nella villa comunale che, per due giorni, diventerà un piccolo villaggio del miele. Le pagodine ospiteranno non solo apicoltori melendugnesi, ma anche produttori provenienti da tutta la regione: un crocevia di saperi, sapori e storie. Accanto al miele, inoltre, ci saranno anche altri prodotti tipici – dall’olio extravergine ai sott’oli – e laboratori pensati per grandi e piccoli.
Melendugno è parte della rete nazionale “Città del Miele”, un’associazione che unisce i borghi e le città italiane dove l’apicoltura non è solo economia, ma cultura e identità. Il nome stesso, “Città del Miele”, è quasi un manifesto: richiama un’Italia che si scopre nei piccoli paesi, tra piazze, apiari e fiere. Ogni “città” è un alveare a cielo aperto, dove i saperi si tramandano e il miele diventa simbolo di comunità.
«Anche i melendugnesi sono diventati grandi consumatori di miele – racconta il presidente dell’associazione, Pierluigi Petrachi –. E cresce la richiesta dall’Europa, soprattutto in Germania e Francia, dove il miele salentino conquista chi cerca cibi autentici e sostenibili».
Le api, con il loro instancabile lavoro, non producono soltanto miele: proteggono l’intero ecosistema. Senza di esse, svanirebbe la catena alimentare che sostiene la vita sul pianeta. Per questo a Melendugno la festa è anche un inno alla sostenibilità, la celebrazione della magia di un piccolo insetto capace di insegnarci il valore della cooperazione, della resilienza e della bellezza.
Di seguito il programma:
Sabato 6 settembre
- ore 17.30: laboratorio di candele in cera d’api (quota 10 €)
- spettacolo dei bambini della scuola materna dell’I.C. Rina Durante sull’importanza delle api
- ore 19.30: presentazione del libro “Pina l’Apina per gli amici Pinuccia” di Maria Grazia de Rosa, con teatrino
- ore 21.30: magia e stupore con Mangiafuoco e farfalle luminose
Domenica 7 settembre
- ore 17.30: laboratorio di analisi sensoriale e degustazione guidata con la dott.ssa Vittoria Grandinetti (quota 15 €)
- teatrino di Pina l’Apina
- ore 20.30: concerto del Grande Lebuski
- ore 21.30: folk salentino con i Makaria




















