di Claudia Forcignanò
La strada verso Troia è un mosaico di paesaggi che dal mare man mano si trasformano in colline, mentre il clima caldo e umido lascia il posto a venti freddi che portano con sé il profumo dell’inverno.
Si macinano i chilometri e si arriva nel borgo, silenzioso e serafico, arroccato tra i monti Dauni, circondato dalla sua storia e dalle sue leggende, con i suoi 7mila abitanti che vivono la vita lenta tipica di chi sa che fuori c’è un mondo che corre veloce e si affanna, mentre lì, tra vicoli stretti e pietre antiche, c’è tutto il tempo per sedersi e respirare.
Non siamo arrivati per caso, a riunire giornalisti, blogger e content creator è stato Rosone e Tradizione, l’evento organizzato dall’amministrazione comunale con Puglia Senza Ostacoli e Puglia Expò e Michele Bruno, che per 3 giorni ha colorato di luci e voci festose Troia con visite guidate teatralizzate per grandi e piccini, percorsi enograstronomici alla scoperta della migliore tradizione locale e laboratori dedicati ai più piccoli con Colto & Mangiato Kids.
Come in una palla di vetro, in cui da un momento all’altro, scuotendola ci si aspetta che la neve accarezzi ogni casa, Troia ha mostrato i suoi gioielli, tutti figli di generazioni che ne hanno costruito la storia, tra chi fugge lontano e chi sceglie di tornare.
Di buon’ora, lungo la via principale, costeggiata da palazzi storici, case e negozi, si può passeggiare in silenzio ammirando i dettagli di ogni struttura, la pietra viva dei palazzi, le vetrine dei negozietti, immaginando la vita che scorre dietro ogni muro, fino ad arrivare a lei, la Cattedrale, vero grande orgoglio del borgo, edificio a cui i troiani sono legati da un sentimento di sincero amore, quasi devozionale, che si manifesta in ogni racconto.
Dedicata alla beata Maria Vergine Assunta in Cielo, la Cattedrale di Troia è un esempio perfetto di romanico Pugliese che riempie lo sguardo e stupisce con la sua maestosa eleganza.
La porta di bronzo realizzata da Oderisio da Benevento racconta il potere vescovile, mentre la porta laterale, più umile, realizzata qualche anno dopo, racconta il difficile momento che viveva la comunità, che tuttavia restava sotto la protezione vescovile.
Ma il vero gioiello è il rosone, un raffinato ricamo scultoreo merlettato unico nel suo genere composto da undici spicchi, uno diverso dall’altro, separati da altrettante colonnine che poggiano su un cerchio che ricorda un serpente che si morde la coda. Eternità, morte e resurrezione convergono verso il centro, vero la salvezza.

Undici spicchi, come il numero degli apostoli senza Guida, il traditore, undici come la somma che unisce cielo e terra, virtù e peccato al cui apice la trinità si interseca nei cerchi che danno origine agli archi, narrando stili diversi, mani straniere che dall’Italia e dall’Oriente toccarono la pietra dando vita ad un capolavoro.
E poi ancora un lungo esempio di simboli sacri e profani, immagini antropomorfe e fitomorfe, il perfetto equilibrio tra peccato e santità, dove persino l’architrave è un monito alla necessità di conversione.
Fa freddo a Troia, quel freddo che però sveglia i sensi, abbraccia la mente, ispira riflessioni e d’improvviso ci si sente a casa, abbracciati dalla gentilezza di un borgo che ancora non è stato corrotto dal turismo di massa e che sa accogliere ogni viandante come si accoglie un caro amico che torna a casa.
E poi ci sono le eccellenze, quelle vere, che non improvvisano ma che hanno studiato, si sono formate in Italia e all’estero e hanno deciso di portare avanti la storia della propria famiglia, come Raffaele Giannelli. Macellaio da cinque generazioni, che sin da piccolo ha aiutato i genitori e che dopo l’università ha completato il suo percorso formativo negli Stati Uniti e in Spagna, per poi tornare a Troia e dare vita ai primi salumi totalmente chemical free, grazie al recupero di vecchie ricette che prevedono l’utilizzo di conservanti naturali.
Come Lucia e Nicola Casoli, che della loro passione hanno fatto un lavoro creando la Passionata, il dolce che promuove i sapori del territorio e rende omaggio al rosone della Cattedrale declinata in undici gusti.
O come i fratelli Spadavecchia, che nel loro bar hanno inventalo la Gioia, un dolce a lunga lievitazione farcito con crema al latte e declinato in tre diversi gusti. Un omaggio alla convivialità e alla voglia di stare insieme.

E se ormai i più piccoli vivono attaccati allo schermo degli smartphone, a Troia, grazie al laboratorio culinario Colto & Mangiato Kids, a cura di Tony Augello e Massimo Andrea Di Maggio, decine di bambini si sono trovati a Palazzo San Domenico per mettere letteralmente le mani in pasta dando vita ad una festa voci e risate in cui il cibo è stato il filo conduttore li ha uniti restituendo il senso più autentico di comunità.
Sempre Palazzo San Domenico ha ospitato il Cooking Show con Peppe Zullo, che ha raccontato, col suo stile unico e inconfondibile quanto sia importante saper tramandare l’arte culinaria, con un laboratorio dedicato alle orecchiette.
Nel nostro viaggio alla scoperta di Troia abbiamo anche avuto l’onore di cenare in quello che molti chiamano il ventre della balena e che in realtà è una vera opera d’arte che ingloba architettura e gastronomia, il Gallery Bistrot Contemporaneo. Una sala che ospita appena 20 coperti, con le pareti e il soffitto rivestiti da una serie di fasce in legno chiaro che, grazie ad un abile gioco di luci, rendono infinita la percezione dello spazio interno, senza cedere il passo all’accoglienza che si esplica in un servizio elegante e attento e in un menu che esalta i prodotti stagionali rivisitati in chiave quasi poetica.
Si torna a casa stanchi, pieni, felici, disintossicati, con l’emozione negli occhi e la sensazione di non aver ancora visto tutto di un borgo in cui si va con le scarpe comode e il cuore aperto, certi di voler tornare.
















