Testo di Claudia Forcignanò
Dal latino al volgare, l’Italia vanta una lunga storia che ha portato la lingua italiana ad essere una tra le più amate e studiate nel mondo.
L’Italia è una e indivisibile eppure, in ogni regione e anche tra comuni che confinano tra loro, la lingua ufficiale si affianca al dialetto, sempre più parlato non solo dalle vecchie generazioni, ma anche dai più giovani e in alcuni casi studiato nelle scuole.
Con l’Unità d’Italia infatti, l’italiano si è affermato come lingua ufficiale, ma i dialetti hanno continuato a vivere nelle pratiche quotidiane e nelle espressioni culturali.
Da tempo l’interesse per la tutela dei dialetti si è rinnovato, e tuttora sono in corso studi e programmi mirati per preservare e studiare queste varietà linguistiche.
La presenza di così tanti dialetti è infatti una risorsa dal valore inestimabile, un’ancora che collega il passato con il futuro, una tradizione che si rinnova ad ogni parola e racconta storie antiche.
Per questo motivo, dal 2013 la Rete delle Pro Loco, su iniziativa dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, ha istituito la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, una manifestazione che si celebra ogni anno il 17 gennaio e invita tutte le città e i comuni italiani ad organizzare eventi e incontri finalizzati a tramandare e far conoscere i propri dialetti.
Etruschi, latini, greci, spagnoli, e tutte le etnie che attraversato la nostra Penisola, hanno contribuito a plasmare il mosaico linguistico che si è sviluppato parallelamente alle culture locali e il Salento sventola con orgoglio la bandiera del suo dialetto.
Circondato dai mari, a pochi chilometri dalla Grecia, dall’Albania, dall’Africa, terra di conquista e saccheggi, il Salento è un melting pot di culture che hanno dato origine ad un dialetto che nasce dal latino, dal greco, dallo spagnolo, dal francese, intrecciandosi alla storia di un popolo che tuttora affonda le mani e l’anima una comunicazione sanguigna, passionale, fatta di termini che sono via via entranti nel linguaggio d’uso comune, abbattendo ogni barriera generazionale e sociale.
Nel periodo del Barocco, il Salento, in particolare la città di Lecce, divenne un centro di sviluppo artistico e culturale. La lingua parlata si è arricchita attraverso la stesura di opere teatrali, poesie e canzoni in dialetto che hanno consolidato la lingua come veicolo di espressione artistica e creativa.
Le prime tracce scritte di dialetto salentino risalgono più o mento al 1072, si trovano in un manoscritto conservato a Parma. In realtà non è salentino puro, ma un misto tra latino e volgare in cui è possibile rintracciare tracce di grecismi con nomi di piante e termini legati all’agricoltura.
Nonostante l’evoluzione linguistica e l’influenza crescente dell’italiano, il dialetto salentino ha mantenuto la sua forza e vitalità. Ancora oggi, nelle piazze, nei mercati e nelle comunità locali viene preferito all’italiano. La lingua è viva nelle conversazioni quotidiane, nei racconti popolari e nelle tradizioni orali che vengono tramandate di generazione in generazione
Con il recente incremento dei flussi turistici in zona inoltre, molti viaggiatori, affascinati dall’accoglienza locale, si sono interessati al nostro dialetto e nel corso delle loro vacanze, hanno iniziato ad utilizzare alcune espressioni idiomatiche che hanno poi condiviso sui social rendendole famose nel resto d’Italia.
La Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali è fondamentale perché contribuisce ancora una volta ad unificare l’italia sotto il cielo delle sue diverse storie e culture. Nelle passate edizioni centinaia di eventi sono stati organizzati lungo tutta la penisola e anche quest’anno sarà possibile seguire fino al 21 gennaio l’evolversi della manifestazione attraverso gli hashtag ufficiali #giornatadeldialetto e #dilloindialetto.















