Ferdinando “Fefè” De Giorgi è entrato nella leggenda della pallavolo mondiale. Con cinque titoli iridati conquistati – tre da giocatore e due da commissario tecnico – è diventato l’uomo dei record di questo sport. L’ultimo trionfo è arrivato il 28 settembre, nella finale contro la Bulgaria, a coronamento di un percorso straordinario che ha riportato l’Italia ai vertici del mondo. Salentino doc, con orgoglio e umiltà, De Giorgi ci ha raccontato in un’intervista esclusiva i segreti del suo successo, il valore della squadra e il legame indissolubile con la sua terra, il Salento.
Secondo mondiale consecutivo da commissario tecnico che si aggiungono ai tre da giocatore con la nazionale italiana della “generazione de fenomeni”. Ferdinando Fefè De Giorgi cosa si prova ad essere diventato l’uomo dei record? Non mi sento l’uomo dei record, perché poi vivendoli non ti rendi conto di quello che hai realizzato in maniera complessiva: ti concentri un obiettivo alla volta. Anche perché quello che conta a livello sportivo è quello che hai davanti, quello che hai fatto rimane come percorso ma non facilita a rivincere. Devi lavorare sempre meglio, concentrandoti sui dettagli, in maniera sempre più efficiente. Questo ti fa concentrare su quello che fai lasciando perdere tutto il resto.
La nazionale maschile di pallavolo negli ultimi mondiali ha dovuto fare fronte ad assenze pesanti, Daniele Lavia su tutti. Probabilmente l’inizio della competizione iridata per voi è stata al di sotto delle aspettative ma, come è stato ribadito più volte, il gruppo ha fatto la differenza. È questo il segreto per raggiungere il secondo mondiale consecutivo? I ragazzi hanno dimostrato di essere molto compatti. La sconfitta che abbiamo avuto all’inizio del girone è stata sicuramente una cosa positiva. La sconfitta, ovviamente, non è mai una cosa positiva ma in quel momento del torneo ci è servita per capire che il livello medio della competizione si era alzato tantissimo. Molte squadre con ranking basso hanno giocato veramente bene mettendo in difficoltà squadre come la nostra, mentre altre come la Francia, il Brasile e il Giappone sono uscite. La vittoria del Belgio contro di noi ci è servita per migliorare il nostro livello di gioco e rimanere compatti consapevoli che il Mondiale sarebbe stata una scalata.
La pallavolo italiana è ai vertici mondiali da anni, tanto a livello femminile quanto da quello maschile; vittorie che si estendono anche alle selezioni azzurre giovanili. Quanto è importante questa programmazione per assicurare un continuo ricambio generazionale? La continuità nel successo ha bisogno di metodo e di programmazione. L’Italia ha la fortuna e il merito di avere due campionati, sia quello maschile che quello femminile, molto competitivi nei quali si esprimono atleti di primissimo livello ma anche tecnici molto preparati. Questo offre una qualità generale molto alta. Inoltre la federazione è molto attiva sul territorio riuscendo a seguire il nostro sport in maniera capillare: vengono fatti crescere i ragazzi e, soprattutto, preparati in maniera costante i tecnici. L’apice di questa organizzazione è “Club Italia” che consente sia ai ragazzi che alle ragazze di confrontarsi in campionati veri e performanti.
Quanto è importante il senso di appartenenza quando si veste la maglia della nazionale? Il senso di appartenenza, soprattutto quando indossi la maglia della nazionale, è la prima cosa che devi avere: la maglia è sopra a tutto e a tutti. L’orgoglio, il desiderio di giocare e combattere per quella maglia è importantissimo e questo crea un senso di appartenenza sia tra di noi che tra noi e tutti gli italiani. Si crea così una reciprocità che porta a sua volta fiducia e coinvolgimento.
Ferdinando Fefè De Giorgi lontano dal parquet è un vero e proprio antidivo che con orgoglio rimarca le sue origini. Quanto c’è di salentino in questi successi? Noi salentini siamo gente di carattere, che non molla facilmente e che aiuta molto nell’inclusione. Non a caso a chi viene nel Salento, per quanto siamo ospitali, gli organizziamo le giornate non lasciandolo da solo nemmeno un secondo, con un’attenzione quasi eccessiva per quanto ci vogliamo mettere a disposizione. Questa nazionale, che emoziona e sta bene assieme, ha nel suo DNA questo spirito di inclusione e di coinvolgimento che diventano fondamentali nei momenti più importanti.
Sempre a proposito di Salento, quali sono i luoghi del cuore a cui Fefè De Giorgi si affida per ricaricare le energie? Innanzitutto c’è un aspetto fondamentale: non ho mai cambiato la mia residenza. Il desiderio, l’esigenza vera e propria di tornare nel Salento è stata sempre predominante. I colori, i suoni, i sapori, oltre gli aspetti famigliari, rappresentano insieme le radici a cui non ho mai voluto e potuto rinunciare. Questo mi aiuta moltissimo. Se penso al mare, alla tramontana o alle nostre campagne sono quegli elementi a cui mi affido per staccare e ricaricarmi. Non ne posso davvero fare a meno.


















