Da Milano a Lecce per parlare di speranza e riscatto: la storia di Aldo Scaiano e dei Gatti Spiazzati

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Nella nuova società dell’opulenza esibita a mezzo social, la povertà è diventata un tabù, eppure sono sempre di più le persone che si trovano in condizione di indigenza, indipendentemente dalla classe sociale di provenienza e dall’età.

Immedesimarsi in chi dal letto di casa propria passa alla strada è impossibile, come impossibile è comprendere fino in fondo il senso di sconforto, umiliazione, vergogna nel chiedere un pasto o semplicemente un posto in cui trascorrere qualche ora della propria giornata.

Eppure la fotografia di un’Italia fatta di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è impietosa, parlarne è fondamentale per riconoscere le situazioni di disagio e affrontarle senza delegare necessariamente alle istituzioni la responsabilità di tendere la mano.

Aldo Scaiano è una di quelle persone che hanno scelto di raccontare la propria storia, dal ruolo dirigenziale alla strada, fino al riscatto e alla nascita dei Gatti Spiazzata, un’associazione di promozione sociale che permette ai milanesi, alle scuole, ai turisti e a chiunque lo disideri, di vedere Milano con occhi diversi percorrendo strade lontane dai soliti itinerari turistici.

Occasione per l’incontro con Aldo Scaiano è stata l’iniziativa “Le stagioni della vita” organizzata presso Le Sorgenti di Lecce.

Ad ascoltare la storia di Aldo e dei Gatti Spiazzati, ma anche a portare testimonianza della loro esperienza, oltre a Padre Mario Marafioti, le volontarie e i volontari di Angeli di Quartiere e gli Angeli della Notte.

Aldo Scaino, una laurea in Scienze politiche, un passato da ricercatore Doxa e un incarico dirigenziale per ODM, azienda satellite di IBM, nel descrivere la condizione di chi perde tutto, dice: “un uomo con le spalle al muro”.

“Prima ci chiamavano barboni, poi con più eleganza gli organi di informazione hanno deciso di usare termini come clochard o Homeless, ma sono semplicemente termini stranieri per indicare lo stesso concetto. Per questo ho insistito affinché venissimo definiti persone in difficoltà, senza fissa dimora in attesa di riscatto.”

Liquidato dall’azienda con un cospicuo assegno nel 2009, Aldo Scaiano ne usò una parte per supportare i figli e una parte, compreso il fondo pensionistico americano per trascorrere un anno sabbatico in Siberia fra i nenetes, per poi spostarsi in Finlandia, Svezia e Norvegia.

Ma quando nel 2013 Aldo torna in Italia, l’amara sorpresa: per poter andare in pensione, in seguito alla Legge Fornero, mancavano ancora 5 anni e i soldi erano quasi finiti.

In poco tempo, la strada diventa la sua casa.

“Per un anno ho soggiornato nell’Hotel Linate – racconta Aldo col sorriso – la sala d’aspetto dell’aeroporto, dove però non potevo sdraiarmi, restavo lì seduto e alle sei del mattino mi alzavo, mi lavavo e sbarbavo nei bagni pubblici e uscivo. Camminavo per oltre un’ora fino al centro e tornavo la sera, avevo scelto una postazione accanto all’ufficio della polizia, mi sentivo al sicuro, ma a volte accedeva che ci fossero delle risse e quindi venivamo fatti uscire tutti.”

La biblioteca Sormani è stata la sua seconda casa, lo studio lo ha aiutato a mantenere la lucidità mentale.

La disperazione è arrivata nel 2014, quando in occasione delle elezioni europee ha scoperto di non poter votare perché gli era stato revocato lo stato anagrafico.

“Vivevo a Milano dal 1952, ma per loro non esistevo, non avevo più diritto al voto. Non ero nessuno. Ero diventato invisibile. Ho pensato al suicidio – ammette senza giri di parole – ma ho anche pensato a come fare, perché suicidarsi non è facile. Alla fine però ho scelto di vivere e ho deciso di investire su me stesso e sugli altri.”

Inizia a frequentare un centro diurno della Caritas, incontra persone che si riunivano trascorrendo insieme il tempo. Mette le sue competenze a disposizione di due persone che avevano fatto richiesta per lavorare a Expo 2015 dandogli lezioni per un mese.

Il responsabile del centro lo nota e gli propone di fare un corso di informatica per gli ospiti del centro. Il corso è un successo, viene portato avanti per i successivi quattro anni.

Scrive anche le biografie due esploratori norvegesi che vengono pubblicate, sceglie di devolvere i proventi alla Caritas.

La fede è un’ancora per Aldo, che crede fermamente nella Divina Provvidenza.

Finché un giorno, ascoltando “La ballata del Cerruti” di Giorgio Gaber, racconta agli studenti del corso di informatica che il bar del Giambellino esiste davvero, così finita la lezione, vanno a piedi a visitarlo. Oggi il quartiere è molto cambiato, il bar è gestito da cittadini cinesi, ma grazie lui, dopo quella visita qualcosa si muove e infatti sulla facciata del palazzo è affissa una targa per ricordare lo storico bar.

Nasce l’idea di realizzare una serie di itinerari alla scoperta di Milano e la visita del Papa nel 2017 è la conferma che l’idea è buona, vale la pena provarci.

La voce si sparge, parenti, amici, parrocchie vogliono partecipare alle passeggiate alternative, lontane dai classici percorsi turistici.

Nasce l’APS “I Gatti Spiazzati”. Metà dell’introito finisce in una cassa comune, la restante metà viene divisa in parti uguali.

Oggi I Gatti Spiazzati accolgono milanesi, scolaresche e i turisti, li invitano a vedere la città con i loro occhi a partire da quello che, in contrapposizione al Quadrilatero della Moda, hanno chiamato il Quadrilatero della solidarietà.

Nel frattempo i cinque anni sono passati, Aldo ha avuto la sua pensione, ma per lui nulla è cambiato, ne devolve una parte per sostenere la comunità, ha ricucito un civile e sereno rapporto con la ex moglie e continua a raccontare la sua storia per dire a tutti che la speranza può venire meno, ma non bisogna arrendersi, perché a volte la vita mette con le spalle al muro, ma se si ha il coraggio di chiedere aiuto, l’aiuto arriva, e dal fondo si può risalire.

“Il problema delle persone in difficoltà è sì economico, ma soprattutto affettivo” – dice Aldo e il suo insegnamento è stato colto da tutti coloro che lo hanno ascoltato e che sono tornati a casa sicuramente più consapevoli, pronti a tendere la mano e continuare ad impegnarsi per costruire una società in cui nessuno sia solo.