Violenza di genere: la Puglia alza il livello della prevenzione

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La Regione Puglia, attraverso il Dipartimento Welfare, ha messo in campo un piano da oltre 5 milioni di euro per rafforzare le politiche di prevenzione e contrasto della violenza di genere. Le risorse serviranno a consolidare l’attività dei Centri antiviolenza (Cav), a sostenere i costi delle case di emergenza e delle case rifugio e ad ampliare la misura della dote per l’empowerment e l’autonomia delle donne. Tra le novità più significative, rientra l’avvio sperimentale di due strutture di accoglienza a integrazione sociosanitaria, pensate per ospitare donne vittime di violenza che affrontano anche problemi di tossicodipendenza o disturbi psichici. Allo stesso tempo, le case rifugio già attive saranno potenziate con nuovi servizi, in particolare a favore dei minori, con interventi di sostegno alla relazione madre-figli e percorsi di orientamento al lavoro in collaborazione con i centri per l’impiego.

Un altro obiettivo riguarda l’autonomia abitativa: grazie alla collaborazione con l’Agenzia Regionale per la Casa e l’Abitare (Arca), verranno messi a disposizione alloggi destinati a donne seguite dai Cav o uscite dalle case rifugio, che non dispongono di una sistemazione sicura. L’iniziativa ha carattere sperimentale, ma potrà essere stabilizzata in base ai risultati.

Accanto a questo stanziamento, la Regione ha destinato anche oltre 338 mila euro provenienti dal Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, finalizzati al rafforzamento dei Centri per uomini autori di violenza (Cuav). Si tratta di presidi fondamentali del sistema antiviolenza, che mirano a interrompere il ciclo della violenza lavorando direttamente sul comportamento dei maltrattanti. Solo nel 2024, i Cuav pugliesi hanno registrato quasi 300 accessi, circa il doppio rispetto all’anno precedente, confermando l’urgenza di investire in questa direzione.

Il presidente della Regione, Michele Emiliano, ha ribadito l’importanza di un approccio culturale oltre che assistenziale: “La violenza di genere non è un fatto privato, ma una questione pubblica che interpella tutti noi. Dobbiamo proteggere le donne, ma anche agire sulle radici culturali che alimentano la violenza. I Cuav sono strumenti delicati ma essenziali, perché aiutano gli uomini a diventare consapevoli e, quando possibile, a cambiare”.

Il disegno strategico regionale si fonda su una rete integrata che coinvolge Cav, Cuav, case rifugio, servizi sociali, magistratura, scuole, sanità, consultori e associazioni del territorio. “Non si può parlare di prevenzione – ha sottolineato il consigliere delegato al Welfare, Ruggiero Mennea – senza intervenire anche su chi commette violenza. Questo però non significa spostare l’attenzione dalle vittime, ma rafforzare un approccio sistemico che promuova rispetto e relazioni libere dalla paura”.

La responsabilità resta il filo conduttore: quella degli autori di violenza, chiamati a riconoscere e riparare; quella delle istituzioni, che devono garantire percorsi sicuri e qualificati; quella delle comunità, che devono superare l’omertà e favorire nuovi modelli educativi. Come ha evidenziato Valentina Romano, direttrice del Dipartimento Welfare, le azioni programmate vanno dal consolidamento e ampliamento dei servizi Cav e Cuav, all’inserimento di nuove professionalità, alla formazione delle équipe e al monitoraggio costante degli interventi. A ciò si aggiungono campagne di sensibilizzazione, sostegno legale alle vittime e misure concrete per favorire l’empowerment e l’autonomia, inclusa quella abitativa.