Esce il 28 gennaio 2026 “Quartetti dal carcere 2.0”, il nuovo album per quartetto d’archi di Andrea Scardigno, compositore, attore e regista teatrale salentino. Secondo capitolo del progetto “Quartetti dal carcere”, il disco nasce da una domanda semplice e radicale: cosa succede alle persone quando la vita le sconfigge?
Se il primo lavoro raccontava una clausura emotiva in cui l’arte diventava resistenza e possibilità di salvezza, “Quartetti dal carcere 2.0” ne ribalta la prospettiva: esplora ciò che accade dopo una liberazione annunciata, quando l’arte non basta, il duro lavoro fallisce e la retorica del “se vuoi puoi” si rivela una trappola. È un anti-inno motivazionale che restituisce dignità alla sconfitta, senza celebrarla né negarla.
Il disco nasce da un’estate “infernale” di composizione solitaria e segna un netto cambio di scrittura: più fisica, nervosa, violenta. Ogni brano è un ritratto psicologico deformato, una “caratterologia musicale” popolata da figure interiori – l’isterica, l’imperfetta, l’eremita, l’instabile, l’ostinata – maschere diverse della stessa crisi.
Dentro Quartetti dal carcere 2.0 convivono due spinte classiche: da un lato un gesto quasi vivaldiano, fatto di energia, ripetizione e urgenza; dall’altro un riferimento emotivo a Mozart e al Requiem, come contenitore formale del dolore. Ne nasce una musica inquieta e disciplinata, in cui la forma diventa gabbia necessaria.
Più che una vicenda individuale, la sconfitta raccontata da Scardigno diventa specchio di una generazione segnata da precarietà, iper-competizione e solitudini affollate. Quartetti dal carcere 2.0 si colloca nel silenzio dopo l’applauso, nel vuoto dopo il boato: un contro-canto necessario in una cultura che celebra solo chi vince.
Dal disco, prenderà vita uno spettacolo teatrale che andrà in scena ad aprile al Teatro Paisiello all’interno della rassegna “Puglia Culture”-stagione teatrale 2025/2026.
Andrea Scardigno nasce nel 1994 a Nardò, in provincia di Lecce. Fin dall’infanzia si distingue per una curiosità silenziosa e profonda, coltivata in una famiglia sensibile, in cui la musica – dalla classica ai Pink Floyd, passando per Bob Marley – rappresenta un elemento vitale più che un semplice intrattenimento.
A dieci anni inizia a suonare il clarinetto, mentre in parallelo si avvicina all’hip hop ispirato da Eminem. Durante l’adolescenza frequenta il liceo scientifico e continua il percorso musicale presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, mantenendo però una doppia anima: da un lato lo studio accademico, dall’altro l’immersione in ascolti eclettici – dai CCCP a Chopin, dai Muse a De André – e l’esperienza concreta nei gruppi punk giovanili come batterista.
Dopo la laurea triennale intraprende un percorso teatrale. Il teatro diventa un punto di svolta, influenzando in profondità la sua visione artistica e aprendo nuove strade di espressione attraverso il corpo e la voce.
Nel 2021 riprende lo studio del pianoforte con il maestro Francesco Mancarella, che lo incoraggia a esplorare la composizione come vera direzione espressiva. È il momento in cui tutto converge: le conoscenze musicali, la sensibilità scientifica, l’esperienza teatrale, il pensiero critico e il vissuto interiore si fondono in un’unica forma d’arte.
Oggi Andrea è uno studente del biennio di composizione pop-rock al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, riconosce nella composizione il suo linguaggio primario, la musica è diventata il suo modo di abitare il mondo. Ed è da lì che parla.


















