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PATÙ, la prima serata di Rai 2 parte dal tacco d’Italia

C’è un piccolo paese di 1.700 anime, all’estrema punta del Salento, dove finisce la terra e inizia il Mediterraneo, che da mercoledì 7 ottobre dà il nome alla prima serata di Rai 2.

Si chiama Patù. E si chiama così anche il nuovo programma di approfondimento della Direzione Approfondimento Rai, “Patù – La passione delle idee”, condotto da Roberto Inciocchi, in onda ogni mercoledì alle 21.20 subito dopo il Tg2 Post.

Per una rivista che racconta la Puglia, è una notizia che è già cultura. Perché non capita tutti i giorni che la televisione pubblica nazionale scelga, per una sfida così grande – in contemporanea con giganti come Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna – un toponimo salentino come manifesto.

Come ha raccontato lo stesso Inciocchi, che qualcuno ha definito “kamikaze” per questa scommessa, presentando il programma negli studi di via Teulada a Roma: il nome non è casuale.

Patù è l’osservatorio simbolico perfetto. L’ultimo lembo di Puglia, crocevia di Messapi, Greci, Romani, Bizantini. Un luogo di frontiera e di contaminazione. Un luogo che, come ha ricordato il conduttore, porta dentro anche un’altra parola: pathos, in greco emozione, coinvolgimento. Ed è esattamente così che il programma vuole raccontare l’Italia: non dal solito salotto romano, ma da una prospettiva decentrata, appassionata, umana.

La prima puntata, andata in onda mercoledì sera con una maratona fino all’una di notte, ha mantenuto la promessa. Niente talk urlato. Si parte con un film, poi reportage, inviati, grandi schermi, collegamenti e studio. Politica, economia, tecnologia, ma anche ironia quando serve. E il viaggio è partito proprio da qui. Da noi. Due i momenti che hanno legato indissolubilmente il titolo alla terra che lo ispira. Il primo è stato il reportage sulla Xylella. Un racconto crudo e necessario sugli uliveti del Salento, sul paesaggio ferito, sulle comunità che hanno visto scomparire non solo alberi, ma identità. Il secondo è stato un intervento video inatteso e potentissimo: quello di Helen Mirren. L’attrice premio Oscar, che da anni ha scelto il Salento come sua casa d’anima, ha voluto mandare un messaggio proprio a Patù. E lo ha fatto con un paragone che dovrebbe farci riflettere tutti, come pugliesi e come italiani. “Gli ulivi del Salento sono come il Colosseo. Se crollasse il Colosseo, tutta l’Italia si mobiliterebbe per salvarlo, per ricostruirlo, per non dimenticarlo. Perché non facciamo lo stesso per gli ulivi? Perché non ci mobilitiamo con la stessa urgenza, con lo stesso amore, per salvare questo monumento vivente che ha duemila anni di storia?”. Parole semplici, definitive. Mirren non ha parlato di un problema agricolo. Ha parlato di un monumento nazionale. Ha elevato l’ulivo secolare a patrimonio civile, esattamente come un anfiteatro romano. E lo ha fatto davanti a milioni di telespettatori nazionali, in prima serata su Rai 2.

È questo il ribaltamento di prospettiva che Patù promette. Guardare l’Italia non più dal centro verso la periferia, ma dalla periferia estrema verso il centro. E scoprire che quella che credevamo periferia è in realtà cuore. Il programma di Inciocchi – volto storico per vent’anni di Sky TG24 e poi per tre stagioni alla guida di Agorà su Rai 3 – ha alternato nella prima serata anche attualità internazionale con un ricordo del 7 ottobre, politica nazionale, un focus sull’intelligenza artificiale e, nella parte finale dedicata alle grandi storie italiane, un omaggio a Paolo Borsellino con in studio Nino Di Matteo. Ma la scelta di aprire e chiudere idealmente con il Salento non è folclore. È una dichiarazione di intenti culturale. In un’epoca di talk identici, Patù prova a dire che le idee hanno bisogno di radici e di passione. E che a volte, per capire il Paese, bisogna andare fino in fondo al suo tacco, in quel paese dove le strade finiscono e il vento porta odore di due mari.

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